Alberto Baldaccini: “Nomad nasce per interpretare la Milano che guarda al mondo”

10 Luglio 2026

Dall’Hollywood a Nomad, passando per la presidenza del SILB Milano. Alberto Baldaccini racconta il suo nuovo progetto, una visione internazionale dell’intrattenimento e un settore che chiede di essere conosciuto oltre gli stereotipi.

Per oltre trent’anni il suo nome è stato legato all’Hollywood, uno dei locali simbolo della nightlife milanese. Oggi Alberto Baldaccini inaugura una nuova fase con Nomad, progetto che unisce alta ristorazione, cocktail bar e club in un format ispirato alle grandi destinazioni internazionali. Nel frattempo è stato eletto presidente del SILB Milano, con l’obiettivo di rappresentare un comparto in continua evoluzione e sempre più centrale per la vita della città.

Lo abbiamo incontrato per parlare di questo nuovo capitolo.

Dopo il successo dell’Hollywood, perché avete sentito l’esigenza di creare Nomad? Cosa mancava all’offerta milanese?

“È una bella domanda.

In realtà non credo che all’offerta milanese mancasse qualcosa. L’idea di aprire un locale come Nomad nasce piuttosto dall’esigenza di rispondere a un pubblico internazionale che oggi frequenta Milano in maniera sempre più costante e che ricerca esperienze diverse rispetto al passato.

Nomad vuole tracciare una linea netta con quello che è stato fatto finora, cercando di interpretare le esigenze contemporanee. Da una parte c’è una cucina sempre fortemente improntata all’italianità, ma proposta in una chiave moderna, piacevole e di alta qualità. Oggi la qualità del prodotto e del servizio è diventata imprescindibile, anche all’interno dei cosiddetti locali. Non basta più avere una bella location: ciò che si porta in tavola e il modo in cui si accoglie il cliente sono elementi fondamentali.

Anche dal punto di vista architettonico abbiamo voluto percorrere una strada diversa. Il progetto segue linee di design e soluzioni tecnico-costruttive che si discostano da quanto si è visto finora a Milano e, probabilmente, anche in Italia.

Ci siamo ispirati a luoghi come Tulum, Bali e Mykonos, recuperandone colori, atmosfere e mood, ma anche alcune linee guida del modello di business e del modo di vivere l’esperienza. L’idea è quella di allontanarsi da una visione esclusivamente milanese o italiana per aprirsi a un contesto decisamente più internazionale”.

Nomad unisce ristorante, cocktail bar e club. È questa la nuova frontiera dell’intrattenimento?

Credo che il futuro non sia semplicemente mettere insieme queste tre attività, ma far sì che ciascuna abbia una propria identità.

Il ristorante è un vero ristorante, aperto dodici mesi l’anno, con una cucina di alto livello. Durante l’inverno rappresenta il cuore del progetto insieme al cocktail bar, che lo accompagna in maniera naturale.

La parte club, invece, è completamente autonoma e vive esclusivamente nella stagione estiva, da aprile a ottobre, sfruttando gli spazi esterni e proponendo una programmazione musicale contemporanea con DJ guest internazionali.

La forza della location è proprio quella di poter adattare gli spazi alle diverse esigenze. Un evento può iniziare all’esterno con un aperitivo, proseguire all’interno con una cena e continuare poi nuovamente fuori con il pubblico spettacolo.

La vera novità, però, è che queste tre realtà non dipendono più l’una dall’altra. Ognuna vive di vita propria, con un proprio servizio, un proprio format e un proprio pubblico. Fino a oggi, invece, erano esperienze che funzionavano soltanto insieme”.

Da poco è stato eletto presidente del SILB Milano. Quali sono le priorità che si è dato?

“La priorità assoluta è il contrasto all’abusivismo. Abbiamo iniziato l’anno con una tragedia avvenuta in Svizzera e questo ci ricorda quanto sia importante il rispetto delle regole quando si parla di pubblico spettacolo.

Da anni il SILB porta avanti questa battaglia, ma continuiamo ancora a vedere ristoranti, bar o spazi eventi che, in determinati periodi della settimana o dell’anno, organizzano serate danzanti pur non essendo autorizzati a farlo.

Parliamo di attività che non dispongono delle certificazioni, delle autorizzazioni e delle condizioni di sicurezza richieste a una discoteca. Questo significa mettere a rischio la vita delle persone.

Per noi questa rappresenta la priorità assoluta, sia a livello locale sia nazionale. Siamo nel 2026 e oggi esistono tutti gli strumenti per contrastare questo fenomeno, è arrivato il momento di farlo davvero.

Parallelamente stiamo lavorando anche a una mappatura del territorio e a un rilancio della comunicazione del settore. L’obiettivo è costruire una rete sempre più ampia, un vero e proprio sistema che coinvolga tutto il mondo della musica.

Oggi il SILB rappresenta le discoteche, ma intorno a noi esiste un indotto enorme fatto di DJ, produttori, tecnici, allestitori, professionisti della comunicazione, operatori dello spettacolo. Vorremmo creare una realtà capace di valorizzare tutte queste figure e farle lavorare sempre più in sinergia“.

Nomad nasce nel Certosa District, uno dei quartieri che stanno cambiando maggiormente il volto di Milano. Quanto conta scegliere il luogo giusto?

Conta tantissimo. Quando si apre un’attività di pubblico spettacolo bisogna considerare anche tutte quelle esternalità che inevitabilmente produce: i parcheggi, gli schiamazzi, la convivenza con chi vive nel quartiere.

La scelta del Certosa District nasce proprio da questa riflessione. Si tratta di un’area in piena trasformazione, perfettamente coerente con la filosofia di Nomad.

Abbiamo recuperato una vecchia fabbrica abbandonata conservandone la struttura originale e l’identità, valorizzando i muri in cemento e quella che era la sua anima industriale.

Poi abbiamo riempito quegli spazi di verde e di piante, quasi come se la natura si fosse ripresa il luogo, reinterpretandolo in una chiave contemporanea.

Per noi rappresentava la scelta ideale“.

Ogni settimana osserva migliaia di persone vivere la notte. Che cosa è cambiato nelle relazioni rispetto a vent’anni fa?

“Direi praticamente tutto. Le nuove generazioni vivono il cambiamento con una velocità impressionante e sono inevitabilmente influenzate dagli strumenti che oggi la tecnologia mette a disposizione.

È cambiato il modo di comunicare, di conoscersi, di organizzare una serata e perfino di vivere le relazioni.

Dalla messaggistica allo scambio continuo di immagini e video, fino ai social network, tutto contribuisce a modificare il modo in cui le persone vivono la socialità e la notte.

È un cambiamento radicale rispetto a vent’anni fa“.

L’Hollywood è stato frequentato da alcuni dei più grandi personaggi italiani e internazionali. C’è un incontro che le ha cambiato il modo di vedere il suo lavoro?

Mi piacerebbe poter dire di sì, ma in realtà no. Gli incontri che avvengono di notte sono spesso molto rapidi ed effimeri. Si conoscono persone straordinarie, famose, importanti, ma difficilmente si crea quel rapporto capace di cambiare davvero una visione della vita o del lavoro.

Sono incontri intensi, ma quasi sempre molto veloci“.

Il mondo della notte viene spesso raccontato solo quando accade qualcosa di negativo. Che cosa vorrebbe che l’opinione pubblica comprendesse meglio del vostro lavoro?

“È vero. Fa sempre molto più notizia un episodio negativo rispetto a tutto quello che di positivo questo settore produce.

Io ho sempre cercato di riportare l’attenzione proprio su questi aspetti.

Penso, ad esempio, al servizio di sorveglianza sussidiaria che abbiamo attivato in Corso Como. Negli anni abbiamo ricevuto i ringraziamenti di numerosi residenti e condomìni che in passato si lamentavano della movida e oggi, invece, riconoscono il valore della presenza costante degli addetti alla sicurezza.

Fino alle cinque o alle sei del mattino c’è sempre qualcuno a cui poter chiedere aiuto.

Può essere la signora che porta fuori il cane a mezzanotte, la ragazza che rientra a casa tardi oppure una persona che ha semplicemente bisogno di assistenza.

Non è necessario essere clienti dei nostri locali per beneficiare di questa presenza.

Credo che questi siano aspetti di cui si parla troppo poco. La vita notturna non genera soltanto intrattenimento: contribuisce anche alla sicurezza e alla vivibilità della città. Ed è un valore che merita di essere riconosciuto“.

Fotografie di Matias Arado

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