Candida Livatino: “L’analisi grafologica è in grado di mettere a nudo una persona”

5 Ottobre 2026

La grafologia è un mondo tutto da scoprire che ci consente di conoscere meglio noi stessi e le persone che ci circondano.  È un ambito professionale in continua evoluzione e che si sta affermando anche nel nostro Paese. Viene utilizzata in diversi ambiti come quello giuridico, scolastico e nella selezione del personale.

Una volta che ci si addentra nella materia è inevitabile lasciarsene affascinare.  È un settore che si può fondere anche con la psicopatologia e la criminologia. Questo perché è in grado di fornire degli strumenti concreti per riconoscere segnali spesso invisibili.  

Ce lo dimostra Candida Livatino con il suo lavoro di perito grafologo che l’ha resa una delle più note professioniste in questo settore in Italia e che ha pubblicato da poco “Grafologia e psicopatologie. Narcisismo, ossessione e violenza tra le righe”, edito da Mursia.

Di quest’ opera che ci conferma quanto la grafologia è in grado di rivelare ciò che rischia di rimanere celato ma che invece merita attenzione e comprensione, del potere della scrittura a mano e di come è nato il suo interesse per questo affascinante mondo ci parla in questa intervista.

Come e quando è nato il suo interesse per la grafologia?

“È nato per un caso fortunato. Mio figlio scriveva malissimo al punto che alle elementari lo facevano scrivere in stampatello. Alle medie però non era più possibile e, di conseguenza, gli insegnanti non riuscivano a capire quello che scriveva, “sembra arabo” dicevano.

Così, su consiglio del professore di lettere (quello più in difficoltà) l’ho portato da una grafologa e così ho scoperto un mondo meraviglioso, che ho deciso che sarebbe stato il mio.

Dimenticavo: il problema di mio figlio era che la mano cercava di rincorrere la velocità del pensiero e quindi il risultato era illeggibile. Ora, ironia della sorte, scrive veramente in arabo e, per quanto ne capisca, meglio che in italiano”.

Iltratto grafologico di una persona da cosa dipende?

“Dipende dal carattere, dalle esperienze che ha fatto nella vita, ma anche dallo stato d’animo del momento. Per esempio una persona che vive una parentesi dolorosa per un qualche evento negativo, calca poco sul foglio (scarsa energia) e ha una scrittura discendente (si lascia andare, non reagisce).

Un individuo espansivo e socievole ha una grafia arrotondata, in uno sensibile e timido la dimensione delle lettere è piccola o addirittura minuscola. Al contrario il megalomane o chi ha grande considerazione di sé tende ad occupare tutto il foglio con poche parole”.

La grafologia è davvero in grado di far emergere i tratti della personalità di un individuo?

“L’analisi grafologica è in grado di mettere a nudo una persona, di cogliere gli aspetti più reconditi del suo carattere, anche quelli che nega a sé stessa,

Ovviamente non sostituisce l’analisi psicologica, ma può integrarla ed essere particolarmente utile quando il soggetto rifiuta il dialogo con lo psicologo oppure non è più nelle condizioni di poterlo fare”.

Come si svolge un’analisi grafologica?

“Si parte dall’osservazione: come lo scrivente ha riempito il foglio, la distanza tra i margini, la pressione, l’andamento del rigo e altro.

Poi si passa all’analisi dei segni grafologici, valutandone il grado (basso, medio, alto) e la compatibilità fra di loro.

Come in un puzzle, man mano che si aggiungono elementi, il quadro si compone fino a delineare la personalità di chi ha scritto”.

Dal tuo nuovo libro “Grafologia e psicopatologie. Narcisismo, ossessione e violenza tra le righe” edito da Mursia ancora una volta emerge il grande potere della scrittura in grado di diventare un grande strumento di comprensione. Può anche diventare un’alleata nella prevenzione di alcune forme di violenza secondo lei?

“L’analisi grafologica spesso ci aiuta a capire i disturbi di personalità di un individuo quando orami è troppo tardi e l’evento, come nei femminicidi, è purtroppo già avvenuto.

Potrebbe però essere un utile strumento di prevenzione se, alle prime avvisaglie di comportamenti prevaricanti o addirittura violenti, venisse utilizzata per individuare il grado di pericolosità del soggetto, spesso il marito o il fidanzato”.

Nella società odierna che ruolo riveste la grafologia e come questo settore si sta evolvendo?

“L’analisi della scrittura viene utilizzata, purtroppo meno di quanto sarebbe utile, nella selezione del personale. Così come nelle dispute giudiziarie, appunto in abito criminologico o semplicemente per delineare il profilo di personalità di un soggetto agli onori (o disonori) della cronaca, ma anche per conoscere meglio se stessi”.

Scrivere a mano è diventata un’attività meno frequente. Quanto è importante rivalutare essa?

“È molto importante, al punto che l’Unesco l’ha decretata patrimonio dell’Umanità.

Purtroppo i ragazzi si stanno disabituando a scrivere a mano, al limite lo fanno usando lo stampatello, un tipo di scrittura spersonalizzata che omologa e consente di nascondersi, anziché il corsivo, che invece è personalizzato e rivela la personalità di chi scrive.

Peraltro, come è stato dimostrato da molti studi, scrivere a mano favorisce la memorizzazione del testo, sviluppa la creatività, abitua alla sintesi di quanto si ascolta e a fissare i concetti più importanti”.

C’è un ricordo particolare legato ad un’analisi grafologica che ha fatto nel corso della sua carriera?

“Il ricordo che mi rende più orgogliosa del mio lavoro è legato ad un’analisi che feci anni fa sulla scrittura del compagno di una signora che subiva violenza domestica e non aveva la forza di interrompere quel rapporto. Dopo quell’incontro lo fece e questo forse le salvò la vita, visto che l’ex compagno qualche anno dopo fu autore di un femminicidio”.

Un consiglio che darebbe ad un giovane che vuole diventare grafologo

“Il consiglio che posso dare è quello di intraprendere questo lavoro solo se c’è una predisposizione a voler capire gli altri e, perché no, ad aiutarli.

L’acquisizione delle tecniche è ovviamente essenziale per diventare grafologa, ma servono anche doti come la sensibilità e l’intuito, che non si imparano sui testi”.

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