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Maria Sole Barbieri: da atleta a imprenditrice senza compromessi

13 Aprile 2026

Maria Sole Barbieri è una voce fuori dal coro nel panorama del fitness contemporaneo e dei social. La sua storia è un percorso fatto di strappi, rigore e coerenza. Ex tennista professionista, ha utilizzato il mindset agonistico per dare vita a un progetto imprenditoriale digitale che si prende cura del benessere e della forma fisica di oltre 65 mila donne.

Per farlo ha scelto una posizione controcorrente: smontare pubblicamente i miti del settore, rifiutare scorciatoie e riportare il focus su disciplina, metodo e responsabilità.

Questo l’ha resa una figura divisiva. Criticata, attaccata, spesso contestata. Ma anche seguita, proprio per questo. In un mercato ormai saturo, il suo approccio apre una riflessione più ampia: cosa succede quando, nell’economia dell’attenzione, scegli di non compiacere il pubblico ma di educarlo?

Per diversi anni sei stata tennista agonista, cosa ti ha lasciato questa esperienza, non solo dal punto di vista sportivo ma anche umano?

“E’ stata fondamentale: non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto per la disciplina, la costanza e la gestione della fatica che mi ha trasmesso. 

Ho imparato a non dare la colpa agli altri per una sconfitta, a prendermi la responsabilità delle mie scelte, a rimettere insieme i pezzi dopo una partita andata male senza cercare scuse. Lo sport mi ha aiutata a sentirmi a mio agio nella mia personalità, anche nelle sfaccettature più scomode o meno “piacione”, e a capire che la vera stabilità non arriva dall’esterno, ma da quanto sei capace di starti accanto quando le cose non vanno come vorresti.

A un certo punto hai deciso di allontanarti dal tennis professionistico. È stata una scelta naturale o un momento di rottura nella tua vita?

Allontanarmi dal tennis professionistico non è stata una scelta naturale, è stato uno strappo. Per mesi non mi sono sentita più idonea a nessun contesto: non mi riconoscevo fuori dal campo, non mi vedevo bene da nessuna parte. È stato, oggettivamente, il momento più difficile della mia vita“.

Quando nasce l’idea di MSB Training e qual era l’intuizione iniziale da cui tutto è partito?

L’idea di MSTraining nasce poco prima del Covid. Avevo da poco partorito il mio secondo figlio e non avevo il tempo materiale di andare in palestra. Così ho iniziato ad allenarmi a casa, con quello che avevo, nei ritagli di giornata. Per gioco condividevo sui social i miei allenamenti, mostrando semplicemente come si allena una mamma con due bambini piccoli quando il tempo non c’è ma la voglia sì. Da lì è successo qualcosa che non avevo programmato: sono stata letteralmente presa d’assalto da decine di donne che mi chiedevano consigli, schede, aiuto per riuscire a fare lo stesso. In quel momento ho capito che non stavo solo “postando workout”, ma che lì c’era un bisogno reale e un’intuizione forte: costruire un metodo che permettesse alle donne di allenarsi come atlete, anche da casa, conciliando la vita reale con risultati concreti. Da quell’intuizione spontanea è nato, passo dopo passo, MSB Training“.

Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare all’inizio del tuo progetto?

“La mia idea è nata in un periodo in cui l’home training non era per niente di moda: oggi lo fanno tutti, ma nel pre‑Covid dire che ci si poteva allenare bene anche da casa, da sola, per molti “esperti” del fitness era quasi un’eresia. Sono stata oggetto di critiche pesanti e di tanta invidia: mi chiamavano la Wanna Marchi del fitness, attaccavano il mio lavoro e la mia credibilità. E io, all’inizio, non ero strutturata né emotivamente né professionalmente per reggere quella violenza verbale tipica dei social.

Ho ricevuto anche diversi controlli nei primi anni di attività – finanza, NAS, garante della privacy – che con ogni probabilità non sono arrivati per caso. All’epoca li ho vissuti come un accanimento, oggi li vedo come il motivo per cui mi sono strutturata in modo maniacale: burocrazia in ordine, procedure chiare, team formato, tutto legale e inattaccabile. La sfida più grande è stata questa: trasformare un’idea controcorrente, molto criticata, in un’attività solida al punto che, a un certo punto, gli attacchi hanno smesso di avere appigli reali“.

Oggi sono disponibili moltissimi programmi di allenamento online. In cosa si distingue concretamente il tuo approccio?

“È vero, oggi tutti propongono programmi di allenamento online. Il problema è che molti non sono davvero personalizzati: al massimo distinguono tra principiante e avanzato, sono pensati per andare un po’ bene per tutti  (e quando qualcosa va bene per tutti, in realtà non funziona davvero per nessuno); dall’altra parte ci sono i percorsi estremamente personalizzati, in cui l’esperienza one to one è ancora centrale, ma che per questo sono poco scalabili, costosi e spesso a numero chiuso. Io ho lavorato proprio su questo: creare un compromesso intelligente tra personalizzazione e scalabilità. MSB Training è strutturato per adattarsi alla persona, ai suoi livelli, ai suoi vincoli reali, ma dentro un sistema che mi permette di seguire tante donne senza perdere qualità. In pratica ho reso accessibile un programma “da personal trainer” – con logica, progressioni e metodo – a costi molto più contenuti rispetto a un one to one classico“.

Ogni donna ha esigenze fisiche e personali diverse. Come costruisci percorsi realmente personalizzati?

Ogni percorso nasce da tre informazioni chiave: età, anzianità sportiva e foto. L’età mi dice in che fase della vita e ormonale si trova, l’anzianità sportiva mi fa capire quanto il suo corpo è abituato a gestire carichi e fatica, le foto mi mostrano com’è distribuita la massa grassa e muscolare e quali sono le sue priorità estetiche reali.

Da questi tre elementi capisco subito chi ho davanti e che strada deve seguire: che tipo di stimolo usare, con che progressione, che frequenza può reggere senza bruciarsi. Non è mai un “programma standard adattato”: è lo stesso metodo declinato in modo diverso a seconda del corpo, della storia e dell’obiettivo di ciascuna“.

Quali cambiamenti vedi più spesso nelle donne che intraprendono questo cammino, non solo sul piano fisico ma anche mentale?

“Il dimagrimento in sé è la parte “facile”: lo puoi ottenere anche con metodi poco sostenibili.

La vera trasformazione arriva quando una donna accetta di cambiare abitudini radicate, di uscire da routine comode e di capire che il fisico che desidera non è solo meno peso, ma più muscolo, più forza e più impegno reale in allenamento. Il cambiamento mentale più grande è questo: smettere di cercare scorciatoie, accettare la fatica come parte del processo e scoprire, strada facendo, che non sta solo cambiando il corpo, ma il modo in cui vive la propria vita“.

Il benessere femminile è diventato un tema centrale negli ultimi anni. Secondo te cosa manca ancora oggi nella narrazione del fitness rivolto alle donne?

“Manca, secondo me, una narrazione che abbia il coraggio di dire “less is more” anche alle donne.

Oggi l’offerta è talmente varia e variopinta che sembra serva di tutto: creme miracolose, macchinari miracolosi, protocolli strani, digiuni creativi, diete a tema frutto del momento, allenamenti “magici” per piedi, caviglie, punti specifici… In mezzo a questo rumore, il messaggio semplice e onesto si perde: se vuoi cambiare davvero, devi investire in due cose soltanto, allenamento e nutrizione;  il resto è contorno, non il motore del cambiamento.

Il problema è che tutto è sempre più accessibile: provi un po’ di tutto, passi da un metodo all’altro, ma non hai mai un piano chiaro, lineare, con priorità definite. Così le donne investono tantissimo tempo ed energia, ma non migliorano davvero, perché manca un filo logico e mancano pochi pilastri solidi su cui costruire“.

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