Federico Severino love coach

Federico Severino: “Non scegliamo quello che ci accade, ma possiamo scegliere cosa farne”

21 Luglio 2026

Ci sono degli eventi dolorosi che segnano il proprio modo di vivere le relazioni umane e sentimentali e che generano ferite profonde difficili da rimarginare. Uno degli errori più diffusi è quello di evitare la sofferenza e il dolore quando in realtà essi chiedono solo di essere attraversati per poter acquisire consapevolezze nuove che ci consentono di evolvere dal punto di vista umano.

Poter contare su una guida capace di orientarci in questa fase di evoluzione è di vitale importanza, soprattutto in questa epoca in cui molto diffuse sono relazioni disfunzionali che spesso e volentieri ci assorbono linfa vitale e minano al proprio bagaglio emozionale.

È proprio in questo contesto sociale che si colloca il ruolo del love coach che si sta molto diffondendo al giorno d’oggi e che è vissuto come una vera e propria “missione di vita”. Alla base di esso vi sono doti innate e competenze che si apprendono con la formazione adeguata e con la predisposizione al contatto con le persone.

Ce lo racconta Federico Severino, il love coach più famoso d’Italia con la sua community online di mezzo milione di persone, ideatore del podcast “ A cuore aperto” incentrato sulle relazioni umane odierne che si dedica a questo lavoro con tanta passione, empatia e professionalità.

Federico, come è nato il suo interesse nei confronti delle relazioni umane e del mondo dei sentimenti?

È nato prima come bisogno personale e solo dopo è diventato una professione. Anch’io, come tante persone, mi sono trovato a vivere un periodo difficile che mi ha fatto soffrire e mi sono accorto che nessuno ci insegna davvero ad amare. A scuola impariamo la matematica, la storia, le lingue, ma nessuno ci insegna a comunicare, a scegliere il partner giusto o a gestire un rifiuto.

Da lì è iniziato un percorso di studio che continua ancora oggi: migliaia di libri, l’università in psicologia, corsi di formazione e soprattutto migliaia di persone ascoltate ogni giorno. Ho capito che dietro a ogni sofferenza sentimentale esistono meccanismi psicologici che possono essere compresi. Ed è proprio questo che oggi cerco di fare: tradurre la psicologia in strumenti concreti per la vita delle persone“.

Sui social lei è seguito da milioni di follower. Si aspettava tutto questo successo e come lo vive?

Assolutamente no. Quando ho iniziato registravo video con un telefono e tanta voglia di essere utile. Non rincorrevo i numeri, cercavo di rispondere alle domande che avrei voluto fare anch’io qualche anno prima. Oggi il seguito è enorme e ne sono profondamente grato, ma lo vivo soprattutto come una responsabilità.

Parlare di emozioni significa entrare in momenti molto delicati della vita delle persone. Ogni contenuto può aiutare qualcuno a fare una scelta importante o a trovare la forza di uscire da una relazione che lo fa stare male. È questo il peso più bello del mio lavoro“.

Nel concreto come si svolge il suo lavoro da love coach quando si occupa di percorsi individualizzati?

Il mio obiettivo non è dare consigli, ma aiutare le persone a cambiare il modo in cui vivono le relazioni. Offriamo degli affiancamenti personalizzati e ogni percorso parte dalla comprensione della loro storia: esperienze, convinzioni, schemi ripetitivi e stile di attaccamento.

Molto spesso il problema non è trovare l’amore, ma smettere di scegliere sempre lo stesso tipo di persona. Quando cambia la consapevolezza cambia anche la qualità delle relazioni che costruiamo. Il lavoro consiste proprio in questo: trasformare automatismi inconsapevoli in scelte consapevoli“.

Tra le doti che emergono dai suoi contenuti social e dal podcast “A Cuore Aperto” rimangono impresse l’empatia e la capacità di comunicare efficacemente. Sono doti innate o frutto di un percorso di studi?

Credo che esista una predisposizione naturale all’ascolto, ma comunicare bene è una competenza che si costruisce. Sto studiando moltissimo psicologia, comunicazione e formazione, ma soprattutto ho imparato ascoltando migliaia di persone. Quando senti ogni giorno storie diverse inizi a capire che dietro problemi apparentemente differenti esistono bisogni emotivi molto simili. L’empatia nasce dall’ascolto sincero, mentre la capacità di spiegare concetti complessi in modo semplice è il risultato di tantissimo lavoro, che continua ad esserci ogni singolo giorno essendo la mia missione“.

Ha mai avuto difficoltà nell’esporre un contenuto proposto dai suoi follower?

Sì, ho diversi video fatti mai pubblicati. Quando si affrontano temi molto delicati come tradimenti, ghosting, dinamiche relazionali, violenza psicologica. In quei casi sento una grande responsabilità perché dietro una domanda non c’è un semplice commento, ma una persona che sta soffrendo. Per questo cerco sempre di evitare slogan o risposte assolute. Il mio obiettivo è far sentire comprese le persone e offrire strumenti di riflessione“.

Lei è riuscito a trasformare un dolore in qualcosa di creativo e utile per gli altri. Cosa direbbe oggi al Federico Severino di ieri?

Gli direi di non avere fretta di guarire. Per tanto tempo ho pensato che il dolore fosse un ostacolo, mentre oggi so che è stato uno dei miei più grandi insegnanti. Se non avessi attraversato certe esperienze probabilmente non riuscirei a comprendere così bene chi oggi mi racconta la propria sofferenza. Non scegliamo quello che ci accade, ma possiamo scegliere cosa farne. Ed è lì che nasce la crescita“.

Spesso nei suoi contenuti parla di rapporti disfunzionali. Secondo lei perché sono così diffusi al giorno d’oggi?

Perché oggi abbiamo tantissime possibilità di conoscere persone, ma pochissimi strumenti per costruire relazioni sane. Viviamo in un’epoca che premia la velocità, l’immediatezza e la continua ricerca di conferme. Questo rende più difficile sviluppare pazienza, comunicazione e capacità di affrontare i conflitti. Inoltre molte persone arrivano nelle relazioni senza aver mai lavorato sulle proprie ferite emotive e finiscono inconsapevolmente per ripetere gli stessi schemi“.

Conoscere le illusioni e le trappole di ciò che non è amore quanto è importante?

È fondamentale. Molte persone non soffrono perché manca l’amore, ma perché confondono l’amore con il bisogno di essere scelti o con l’intensità delle emozioni. Imparare a riconoscere ciò che non è amore permette di proteggersi molto prima che una relazione diventi distruttiva. L’educazione sentimentale dovrebbe insegnare proprio questo non solo come amare, ma anche come riconoscere ciò che amore non è“.

Riguardo il suo compito di educare alle emozioni, noi italiani siamo davvero messi male?

Più che messi male, direi che siamo poco educati emotivamente. Cresciamo imparando a gestire il lavoro, il denaro e lo studio, ma quasi mai impariamo a gestire rabbia, paura, rifiuto o conflitto. Eppure la qualità della nostra vita dipende in gran parte dalla qualità delle nostre relazioni. Credo che nei prossimi anni l’educazione sentimentale ed emotiva diventerà sempre più importante, anche perché stiamo iniziando a comprendere quanto influisca sul benessere psicologico delle persone“.

Ha mai avuto un periodo di ripensamento riguardo ai suoi progetti?

Sì sui progetti si, ma mai sulla mia direzione. Ogni percorso imprenditoriale è fatto anche di dubbi. Poi ho ricevuto un messaggio di qualcuno che mi raccontava di aver trovato il coraggio di lasciare una relazione tossica, di ricominciare a volersi bene o semplicemente di stare meglio grazie a un mio contenuto. In quei momenti ogni dubbio trovava una risposta“.

Una delle più belle soddisfazioni che il suo lavoro le ha donato negli ultimi anni…

Le persone. Ricevere un messaggio in cui qualcuno mi scrive: “Mi hai aiutato a cambiare vita” vale molto più di qualsiasi numero. Anche vedere migliaia di persone partecipare ai miei eventi dal vivo, ascoltare il podcast o guarda i video su Youtube mi ricorda ogni giorno quanto bisogno ci sia di parlare di emozioni in modo serio, semplice e accessibile“.

Un consiglio che darebbe a chi vorrebbe realizzarsi come love coach.

Studiare tantissimo e avere molta umiltà. Oggi è facile aprire un profilo social e dare consigli, ma lavorare con le emozioni delle persone richiede una preparazione continua e un grande senso di responsabilità. Bisogna ascoltare molto più di quanto si parli, continuare a formarsi e ricordarsi sempre che dall’altra parte dello schermo non ci sono follower, ma persone che stanno affidando una parte della loro vita alle tue parole“.

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