Chiropratico con formazione internazionale, è cresciuto respirando la cultura della prevenzione e dell’ascolto del corpo quando in Italia la chiropratica era ancora poco conosciuta. Oggi il suo approccio unisce neurologia, educazione del paziente e consapevolezza fisica, con una visione che va oltre il sintomo e guarda alla persona nel suo insieme. Nel suo lavoro – e nel suo libro Effetto Wow – la chiropratica diventa una vera filosofia di vita: non una scorciatoia, ma un percorso.
Ogni professione nasce da una storia personale. C’è stato un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato in modo decisivo la sua scelta di diventare chiropratico?
“Mia madre, americana, è sempre stata seguita da chiropratici fin da bambina. Quando si è trasferita in Italia negli anni ’70 ha cercato un chiropratico, ma all’epoca ce n’erano pochissimi. Uno dei primi era il dottor Meerssemann a Como, ed è stato lui a visitarmi a poche settimane di vita per un check iniziale. Del resto, il primo vero trauma della nostra vita è la nascita. Sono quindi cresciuto con la chiropratica, è sempre stata parte della mia quotidianità. Per me è stato naturale scegliere di studiarla. Se vogliamo sorridere, possiamo dire che mia madre avrebbe preferito che diventassi chirurgo estetico, così da potermi occupare dei suoi lifting in età avanzata, ma la medicina e la chirurgia tradizionale non sono mai state la mia vocazione”.

Spesso si pensa alla chiropratica come a un intervento sul dolore. In realtà, qual è la sua funzione più profonda nella costruzione di un equilibrio fisico e mentale duraturo?
“La chiropratica lavora sulla neurologia del corpo, non sui sintomi. È prevenzione. Il dolore è l’ultimo gradino di una scala che inizia molto prima, spesso senza alcun segnale evidente. Il sintomo è come una spia rossa che si accende: indica che c’è qualcosa da indagare, correggere e comprendere, per evitare che si ripresenti. La chiropratica è anche educazione del paziente. Spesso le persone arrivano per un dolore specifico e, dopo alcune sedute, tornano dicendomi che è scomparso anche il mal di testa, oppure i dolori mestruali o una stitichezza cronica di cui non avevano nemmeno parlato. Quando il corpo è libero da blocchi e interferenze, il cervello può fare ciò che sa fare meglio: far funzionare tutto al massimo delle sue potenzialità”.
Il corpo parla prima della mente. Quali segnali ignoriamo più frequentemente e che invece raccontano molto del nostro stile di vita e del nostro stato emotivo?
“Dico spesso ai miei pazienti: “Il tuo cervello è più intelligente di te”. Ricorda cose che tu hai rimosso e invia segnali che non sempre sappiamo interpretare. Che si tratti di un dolore, di un fastidio o di un sintomo apparentemente scollegato, è fondamentale saper leggere quei messaggi. Una distorsione alla caviglia può causare una cervicalgia, un problema intestinale può manifestarsi con cefalee. Il corpo è un sistema di connessioni sorprendenti, spesso invisibili, ed è affascinante scoprirle e riportarle in equilibrio”.
La postura è una forma di linguaggio silenzioso. Quanto dice di noi, delle nostre abitudini e persino delle nostre fragilità?
“La postura racconta moltissimo del nostro stato d’animo. Una persona triste tende a chiudersi, a incurvarsi in avanti; una persona serena è più aperta, affronta la vita “di petto”. Allo stesso tempo, però, cerchiamo spesso la posizione più comoda, non quella più salutare per la colonna vertebrale e le articolazioni. Nel mio libro Effetto Wow ho raccolto molti suggerimenti posturali, piccole pillole per aumentare l’attenzione verso il proprio corpo. La parola chiave è consapevolezza: di come stiamo quando siamo fermi e di come ci muoviamo”.
Professionisti, manager e imprenditori vivono spesso in uno stato di stress continuo. Qual è l’impatto reale dello stress sulla colonna vertebrale e sul sistema nervoso?
“Lo stress agisce sul corpo in modo circolare: più ci stressiamo, più ci irrigidiamo; più siamo rigidi, più aumentiamo lo stress. Sintomi come il digrignare i denti di notte o serrare la mandibola sono spesso conseguenze, non cause. La chiropratica lavora per ripristinare la funzionalità del sistema neuromuscoloscheletrico e, di conseguenza, anche l’equilibrio della mente. Lo stress non è solo mentale, è fisico, organico, coinvolge anche il sistema gastrointestinale. Ognuno lo somatizza in modo diverso. Il ruolo del chiropratico è individuare la causa e aiutare il paziente a intervenire su quella”.
Nel mondo del lusso si parla sempre più di longevity e prevenzione. La chiropratica può essere letta come una forma di investimento sul futuro del corpo?
“Nel mondo del lusso, e non solo, investire su se stessi è l’investimento più importante. Detto questo, la chiropratica deve essere accessibile a tutti: non è un privilegio per un’élite. Non è un trattamento “una tantum” che risolve tutto. Il modello “aggiusto – sto meglio – finito” non funziona. Scegliere la chiropratica significa adottare una filosofia di vita, accettare il cambiamento. Un trattamento può ridurre la tensione e migliorare il movimento, ma è la continuità che rafforza i corretti schemi motori, favorisce la rieducazione neuromuscolare, aumenta la stabilità e la resilienza del corpo. Sempre più persone sono stanche di tamponare i sintomi e di vivere di farmaci. Non a caso, negli ultimi anni, le farmacie vendono più rimedi naturali, integratori e vitamine. Forse qualcosa sta davvero cambiando. Il corpo è uno solo e va curato nel tempo”.
Se potesse lasciare un messaggio ai lettori di Luxury People, quale consapevolezza sul corpo e sul benessere ritiene oggi più urgente sviluppare?
“Ai lettori di Luxury People direi di lavorare sulla consapevolezza del proprio corpo e di riscoprire la cultura del movimento e del sonno. I problemi iniziano quando ci fermiamo e quando dormiamo poco. È vero che il dolore rende difficile muoversi, ma l’attività fisica è indispensabile in una vita sana: yoga, pilates, bici, corsa, palestra, trekking. Non importa cosa, purché ci si muova, anche per il benessere mentale. Il mio invito è anche quello di fare almeno una visita chiropratica nella vita, anche se si è già seguiti da altre figure professionali. La chiropratica è complementare e può essere quel tassello mancante per completare il puzzle”.
E infine, se potesse parlare al Joseph Luraschi degli inizi, quale consiglio gli darebbe con la lucidità e l’esperienza di oggi?
“Se potessi parlare al Joseph di sedici anni fa, appena laureato nel 2009, gli direi di stare tranquillo, di continuare a lavorare con etica e trasparenza, cercando sempre di aiutare le persone. Il lavoro, così, non manca mai. All’inizio farsi spazio è difficile in qualsiasi settore, ma il mondo digitale offre grandi opportunità di visibilità. Poi serve costanza, capacità di differenziarsi e di tenere sempre “la palla in movimento”.
